KDfiQIlLBÀ
MELODRAMMA IN DUE ATTI
DI
GAETANO ROSSI
POSTO IN MUSICA
DA RAPPRESENTARSI
SELL' h R. TEATRO MU Uklk
IL CARNEVALE 1 838-39.
PER GASPARE TRUFFI
M.DCCC.XXXJX
m
PERSONAGGI ATTORI
VOLMIRO, condottiero dei
Sassoni. Sig. Roppa Giacomo,
ROMILDA , sua moglie, fi- glia di Sig.3 SciJOBERLECHNER SoFiA.
RICOMERO, proscritto. Sig. Balzar Pietro,
TEODANTE, supremo mi- nistro d'Irminsul. Sig. Badiali Cesare.
ERDANO. ministro armato
del Tempio. Sig. Marconi NapoleOxNE.
Coro di Sacerdoti e Ministri armati Guerrieri - Popolo - Donzelle - Pastori - Coloni Pastorelle.
Comparse di Ministri armati - Soldati - Bardi Capi di Tribù - Popolo.
Esazione b in Sassonia: in Eresburgo e vicinanza nel IX secolo.
Le scene sono d'invenzione ed esecuzione dei signori Cavallotti Baldassare e Menozzi Domenico.
Maestro al Cembalo
Sig. Panizza Giacomo
Altro Maestro in sostituzione al Sig. Panizza
Bajetti Giovanni. Primo Violino, Capo e Direttore d'orchestra Sig. Cavallini Eugenio. Altri primi Violini in sostituzione al sig. Cavallini Signori Cavinati Giovanni ~ Migliavacca Alessandro Capi dei secondi Violini a vicenda Signori Buccinelli Giacomo ZZ Rossi Giuseppe. Primo Violino per i Balli Sig. De Bivllou Giuseppe. Altro primo Violino in sostituzione al sig. De BayMou Sig. Montanari Gaetano. Primo Violoncello al Cembalo Sig. Merighi Vincenzo. Altro primo Violoncello in sostituzione al sig. Merighi Sig. Gallinotti Giacomo. Primo Contrabbasso al Cembalo Sig. Luigi Rossi. Prime Viole. Signori Maino Carlo — Tassistro Pietro. Primi Clarinetti a perfètta vicenda Signori Cavallini Ernesto z= Corrado Felice. Primi Oboe a perfetta vicenda Signori Yvon Carlo ~ Daelli Giovanni.
Primi Flauti per V Opera pel Ballo
Sig. Raboni Giuseppe. Sig. Marcora Filippo.
Primo Fagotto Sig, Cantù Antonio. Primo Corno da caccia Altro primo Corno
Sig. Martini Evergete. Sig. Gelmi Cipriano
Prima Tromba Sig. Antonio Machan. Arpa
Sig. Reichlin Giuseppe.
Istruttore dei Cori Direttore dei Cori
Sig. Cattaneo Antonio. Sig. Granateli i Giulio Cesare-
Editore della Musica Sig. Giovanni Ricordi,
Suggeritore Sig. Giuseppe Grolij.
Vestiarista Proprietario Sig. Pietro Rovaglia e Comp.
Direttore della Sartoria Sig. Colombo Giacomo.
Capi Sarti
da uomo da donna
Sig. Felisi Antonio. Sig. Paolo Veronesi.
Berrettonaro Signori Zamperoni Francesco e figlio.
Fiorista e Più mi sta Signora Giuseppa Robba.
Esecutori degli attrezzi Signori Padre e Figlio Rognini.
Macchinista Sig. Giuseppe Spinelli.*
Parrucchieri
Signori Bonacina Innocente ~ Venegoni Eugenio.
Appaltatore dell'Illuminazione Sig. Giovanni Garignani.
BALLERINI. Compositori de Balli Sigg. Morticini Antomo — Rugali Ferdinando Primi Ballerini danzanti francesi (posti in ordine alfabetico) Signori: Albert A. - Mabil Augusto - Signore Cerrito Fanny S. Romain Angelica Primi Ballerini italiani Signora : De Vecchi Carolina Allieva emerita dell' I. R. Accademia di Ballo Signor De Gennaro Giuseppe - Signora Cherier Adelaide Primi Ballerini per le parli Signori: Ronzoni Domenico - Bocci Giuseppe Pratesi Gaspare - Trigambi Pietro - Pagliaini Leopoldo Casati Tomaso - Fietta Pietro Prime Ballerine per le parti Signore: Pallerini Antonia - Monticini Manetta Aman Teresa • Superti Adelaide - Gabba Anna Primi Ballerini di mezzo Carattere Signori: Marchisio Carlo - Baranzoni Giovanni - Della Croce Carlo. Bondoni Pietro - Rugali Antonio - Razzani Francesco Rumolo Antonio - Viganoni Solone - Gramegna Gio. Battista Pincetti Bartolomeo - Croci Gaetano - Bertucci Elia - Vigano Davide Bavetta Costantino - Belloni Giuseppe - Boresi Fioravanti - Lorea Luigi Quattri Aurelio - Oliva Carlo Prime Ballerine di mezzo CaraLiere Signore: Carcano Gaetana - Opizzi Rosa - Novelleau Luigia Braghieri Rosalbina - Braschi Eugenia - Caccianiga Rachele- Pratesi Luigia Morlacchi Angela - Morlacchi Teresa - Conti Carolina Visconti Giovanna - Monti Luigia - Angiolini Silvia Bellini- Casati Luigia - Viganoni Luigia - Molina Rosalia - Vigano Giulia Bernasconi Carolina. I. R. Scuola di Ballo Maestri di Perfezionamento Sig. Blasis Carlo. Sig.a Blasis Ramacini Annunciata.
Maestro di ballo, Signor Villeneuve Carlo Maestro di mimica. Signor Bocci Giuseppe Allieve dell' I R. Accademia di Ballo Signore : Bertuzzi Matilde - Domenichettis Augusta - Marzagora Luigia Bussola Maria Luigia - Gran/ini Carolina - De Vecchi Michelina Cottica Marianna - Angiolini Tamira - Pirovano Adelaide Gonzaga Savina - Rizzi Virginia - Catena Adelaide - Banderali Regina
Vegetti Rachele - Wauthier Margherita - Galavresi Savina Romagnoli Caterina - Monti Emilia - Fuoco Maria Angela -Bertani Ester Bertuzzi Amalia - Donzelli Giulia - Colla Rosa - Thery Celeste Citerio Antonia - Marta Paride - Neri Angela - Cataneo Carolina Allievi dell' I. R. Accademia di Ballo Signori:. Borri Pasquale - Meloni Paolo - Senna Domenico Lacinio Angelo - Croci Giuseppe - Mazza Leone - Vismara Cesare Adami Lorenzo - Croci Ferdinando - Pezzi Luigi - Ventura Pietro Sartorio Enea - Lacinio Augusto. Ballerini di Concerto. N. 12 Coppie.
ATTO PRIMO |
SCENA PRIMA
àmena ralle appiè di altissime montagne. Boschi al- l'intorno. Tende sparse al piano. Una di queste, ben vasta., attigua ad altre che le appartengono, chiusa da coltrinaggio: varj massi di bianche pie- tre, altri circolari, altri triangolari, sulla montagna e al piano ■ in fondo.
( E il crepuscolo del mattino ).
Erdano , Coro , poi Ricomero.
Sacerdoti in atto di meditazione. Alcuni col capo posato sul masso, avanti cui sono prostrati; altri sotto querce , dalle quali raccolgono in vasi di bronzo la gomma sacra che ne stilla. - Alcuni ta- gliano rami di quercia. - Religioso silenzio. - Un Mi- nistro tocca un disco di metallo con tre colpi. - In- tuonasi allora il seguente
Coro A u, cui Tempio è l'universo Che creasti:
Tu, cui Tara è in ogni core Che animasti: Punitore del perverso Che ti sfida ,
Dell'oppresso che in te fida Protettor, consolator . . .
(vedcsi dalla montagna Ricomero scendere ansio, guar- dingo : ei si cela ad ogni tratto, avanza poi timido, come cercando un rifugio)
£ ATTO
ERD.GoRoNume immenso, eterno, solo ....
Ah! difendi ii nostro suolo,
Salva F are dai profani ,
E dai Franchi il nostro onor.
( silenzio e adorazione )
Ric. Dove guidi i passi miei,
O paterno, ardente amor!
Cara figlia , dove sei ,
Dolce affetto del mio cor?
De* nemici esposto all' ira Te sospira - il genitor.
^ fortissimo colpo dal bosco, ripetuto sul disco : s9 alza Erdano e seco i Sacerdoti. Arrivano da opposte parti Ministri con fasci di rami di querce, e vasi colle gomme sacre. Ricomero si cela dietro un masso)
ERD.eCoR.Ah! il segnale - Il sacro suono!
Il gran rito - è già compito.
Delle sacre querce sono
Cólti i rami tutelari,
E le gomme salutari
Che il gran Nume un dì sacrò. Àdoriam l'Ente possente
Che a noi fausto si mostrò. Ad auspici - sì felici
Oh! qual gioja Y alma inonda !
Si diffonda - speri, esulti
La Sassonia che tremò.
(Erdano , i Sacerdoti ed i Ministri si ritirano in religi oso contegno)
SCENA II.
Ricomero, indi Romilda. RlC Ed Or, Ove Sue tende?... (preludio d'arpa dalla
Ah! qual concento! Oh Dio! tenda)
PRIMO 9 È dessa... sì - al cor mio Quale un giorno solea dolce discende. Rom, Desta' dai sogni rosei, Ane11* tenda) Romilda schiude il ciglio, D'un riso bacia il figlio Del dì primo pensier; Quel bambolo vezzoso Rimembra a lei lo sposo, L' inebria di piacer. Volmiro! o di quest'anima Amor, delizia e gloria! Più bello in tua vittoria Alfin ritorna a me; A me, che t'amo, oh quanto! Non può mai dirti il canto Ch'io sposo al suon per te. Ric. Essa l'amor cantei Volmiro, e il figlio! Che geme nell' esiglio
Proscritto il genitor, forse scordò, (altro pre- ludio. S'apre la tenda, si vede Rom. seduta ayanti Tarpa)
Rom. Ma la sua gioja rapida
Sparisce nel dolor. Alla sua mente affacciasi
Ramingo il genitor. Chi le dirà, se V esule
Vive i suoi tristi dì, O se d'ambascia il misero
Lunge da lei perì? (si terge una
lagrima e s'abbandona col capo sull'arpa. Ric. è intene- rito: non resiste all'emozione; s'avanza sino alla tenda)
Ric. No, non perì.
Rom. Qual voce!
M'illude il mio dolore? Ric. Non ti discende al corei
io ATTO
Rom. Oh dimmi!... Oh!., chi sei tu?
Ric. Guardami!
Rom. Oh Dio!
Ric. Guardami...
Mom. Oh padre mio!
a 2
Ah della gioja il palpito M* innonda e opprime il core. Ah! il ciel m'intese - nel mio dolor ,
Egli 11 . rese - al genitor. & mi b
Di tante lagrime - sparse per te, Nelle tue braccia trovo mercè. Ah! così ! restati - sempre con me. Rom. Vien padre mio, ristorati , Ric. Ti vidi, e fuggo - il sai...
Proscritto io fui... se mai Io qui riporto il pie... È morte allor per me. Rom. Quel fier Teodante... Ric. Abbracciami Rom. E aggiorna- e forse!,..
Ric. Addio! Rom, E se scoperto.,.(trombe iontanc)Oh Dio!
Le trombe! genti! salvati! Ric. Dove! P >m. Oh terror! là celati, (additando*
gli la sua tenda. Ric. ri entra: Rom. lo segue e chiude
SCENA III.
Popolo , Donzelle, festosamente cantando in Coro
Sorgete: gioja, o Sassoni, Vinse Irminsul ancora,
PRIMO li Sconfitti i Franchi fuggono, Volmiro è vincitor. Per noi più bella aurora Non surse mai finor, O Sassoni , festeggisi L' eroe trionfator. - Gloria a Volmiro. Ronf. Lo sposo ! il caro bene ! (uscendo) Ei vinse ! Oh gioja ! ei viene ! Alla soave immagine Di così bel momento Rapito dal contento Balzar mi sento il cor. (Potessi a* nostri amplessi
Unire il genitori) Io sarò in ciel nell' estasi Di giubilo e cT amor. Coro Gli affetti tuoi , quel giubilo
Divide il nostro cor. (partono cantando)
SCENA IV.
IRomilda, indi PucoMEBo e Teodaptte in disparie.
Rem. S' allontanano. Il padre
Or si pensi a salvar. Ric. (sulla so§lia della tenda) Sei sola? Rom. Udisti ?
(Teodante comparisce dalla parte superiore della tenda di Volmiro,, li vede sorpreso, e si ferma ascoltando)
Ric. Addio, già sorge il sole. Rom. Securo qui non sei,
E per te ad ogni istante io tremerei.
Del sacro bosco fra le rupi io stessa
Voglio guidarti.
12 ATTO
Ric. E poi?
Rom. Sarà mia cura
Là di recarti non sospette vesti ;
In esse avvolto allor fuggir da questi
Lidi infausti potrai. Ric. Fuggir ? Lasciarti !
Rom. Ah sì!
Ric. Quando verrai?
Rom. Allor che tutti nel gran Tempio accolti
Alle preci Saranno. (si perdono di vista fra le rupi)
SCENA V.
Teodante solo»
Che vidi ? ed è ben vero ? (avanzando) E desso. - Ricomero! In poter mio Or è la di lui vita , e che m'importa Di sua vita ? L' amor che mi trasporta Vuol Romilda. E del padre il fìer periglio Oramerabbandona...Riede...orio..(osservando)
SCENA VL
Romilda e Teodante Rom. Povero padre mio ! (triste concentrandosi)
TeO. Romilda ì (accostandosele) RoM. Ciel ! (sorpresa e turbandosi)
TEO. (marcato) Tu lunge
Dalle tue tende ! . . • in ora tal ? . . . Rom. (agitata) Signore!... Teo. Volmiro a noi ritorna lincitore . . . Rom. Da lui divisa tanto gii penai
D' amor ; di gioja ornai
PRIMO , i3 Sarà felice questo cor. Teo. <con passione) E quando
Del mio gli ardenti voti Render vorrai dell' amor tuo felici? Rom. Amor? tu? ed osi?... (colpita) Teo. Osai sperarlo.
RoiI, (con fremito) E il dici ?
Teo. Bella vergine del tempio ,
Da prim' anni io t' adorava ; E già farti mia pensava, Ma ti ottenne alior Volmiro : Pure il Nume ed il sospiro Fosti ognora del mio cor. Ah! pietosa ornai consola Così fido, ardente amor.
Rom. Dio mortai di questo tempio, Esser vile è reo tu puoi?
(con fremito che va crescendo s indi spregio ed impeto)
T'abbandoni a un amor empio ? . . .
E i tuoi giuri?... e i dover' tuoi?..
Tu... l'amico di Volmiro.,.
Di sua sposa il seduttor ? Con orrore io già ti miro,
E ti lascio al tuo rossor. Teo. Troppo fieri quegli accenti
E più i sguardi... Rou, E non rammenti?...
Teo. Io rammento sol che t'amo.
Rom. Cessa... Teo. Eccede il tuo rigor.
a 2
Teo. A tanto amor non rendere Sì barbara mercede:
i4 ATTO
È sorte lieta, splendida
Quella eh' io serbo a te. Qui mio poter si venera,
Il popolo e al mio piede:
Sì bel poter dividilo,
E regna ornai con me. Rom. Così abljagliar quest'anima
Invan da te si crede :
Volmiro è un cielo, un idolo,
E tutto ei sol per me. Piacergli è mia delizia,
Mi è T amor suo mercede:
Morrei felice , intrepida
Pria che tradir mia fè. Teo. M' abboni tu ? Rom.» Ti spregio.
Teo. E l'amor mio ?...
Rom. Ne fremo !
Teo. Il tnio poter !
Rom. Non temo !
Teo. Oh! tremerai; sì... (al colmo di fremito)
ROM. (dignitosa) ]\Jai#
a 2
Teo. Quel poter che tu spregi e cimenti, A colpirti, o superba, s'affretta: Dall' eccesso d' atroce vendetta Vedrai quanto il mio core t'amò. Tardi, e invano, pietà chiederai: Sordo ai pianti , ai lamenti sarò.
Rom. La virtù ne' più fieri cimenti, Sa sfidar i tiranni, la sorte : Affrontar ! tormenti, la morte Coli' amor di Volmiro saprò.
PRIMO * i5
Tua pietà mai cercar mi vedrai, Te spregiando, o perverso, morrò.
(rartono da opposti lati : Rom. rientra nella tenda)
SCENA VIT.
Piazza d'Eresburgo. Edificj in parte devastati , incendiati: altri riedificandosi. - Marcia.
Guerrieri y soldati con trofei d'armi e spoglie di Frati' chi : Donzelle con corone di fiori : Ministri con rami di quercia, Bardi poi Volmiro accompagnato dai Capi e seguito dal popolo.
Coro Qual nembo struggitor !
II Franco in suo furor
Su noi piombò.
Arse, svenò, Catene offrì. Ma Volmiro in suo valor D'irminsul T acciar brandì. Là sul campo - come lampo Della folgor balenò. Il nemico impallidì, Pria superbo vincitor; Gettò T armi e via fuggì. De' Franchi al vincitor
Trionfo! onori Vol. Gloria al valor de' Sassoni, All'armi vincitrici! Del sangue de* nemici Rosseggia V Elba ancor. I Bardi mai cantarono Vittoria egual fìnor. Coro E i Bardi mai cantarono Eroe di te maggior.
16 ATTO
SCENA Vili.
Romilda, e detti. Rom. Mio Volmiro!
VoL. (abbracciandola) Amata Sposa!
Rom. Ti rivedo !
Vol. Qui al mio seno!
Ed il figlio ? Rom. Ei posa ancor.
Vol. ! Afa! felice or sono appieno...
} Sposo, padre, vincitor. Rom. \ Ali ! felice sono appieno
[ Sposa a prode vincitor. Coro Al prediletto - della vittoria
Dolce riposo - serba la gloria. Vol. Tenere spose , - madri amorose , Non più sospiri - non più timor. Lieto respiri - il vostro cor. A voi ritornano - e sposi e figli : Mercè ritrovano - di lor perigli Di pace in grembo , - nel sen d'amor.
SCENA IX.
Teodante , seguito da Ministri e detti. Vol. Ma, chi s'avanza?... Oh! Pontefice!
(incontrandolo con affezione e rispetto
Rom. (Indegno!^ Teo.A te salute j illustre
Figlio della vittoria ;
E lieto di tua gloria ,
Che gloria è pure della patria, al seno
PRIMO f 17
Io ti stringo. Vol. Ed appieno
Felice ora son io. Trionfo, amore ....
(segnando i trofei prima, poi Rom.) TEO.E amistà. (porgendogli la mano)
Roìi. (Traditore !)
TEO.Per sì bella vittoria , oltre Y usato (al popolo)
Oggi solenne fia nel Tempio il rito.
Precedeteci. Solo con Volmiro
Rimanermi VOgl' ÌO. (gH astanti si ritir.)
P\0>1. Ah !* Caro Sposo! (agitata e non osando spiegarsi)
Vol. Addio! Per pochi istanti ancora,
Poi nel tUO Sen .... (con affetto)
Ron. Quanto bramai quest'ora!
(parte guardandolo con espressione)
SCENA X.
Teodante e Volmiro. VoL. Angiolo Ver d' amore (seguendola collo sguardo)
E di bellezza! Gioja del mio core! Tto.E sciagura al perverso che tentasse (marcato)
D' avvelenarla! Vol. Che? Teo. (con arte) Tende perfidia
Alla bella rei lacci ! Vol. Forse! . . . Oh cielo !
Al solo immaginarlo io fremo ... io gelo.
Dì . . . Romilda?. . . (ansio)
Teo. Ti frena. - Violento
Sei troppo: io t'ebbi ognora Qua! figlio ... Se a te adesso
18 ATTO
Calma e silenzio impongo . . . obbedirai ? VoL.Te lo giuro. ... Ma spiegati una volta !
TeO. Un rivale . . . (con mistero e cupo)
Vol. (con impeto) Un rivai tu dici ? . . . Tao. Ascolta. L'alba appena in ciel sorgeva,
E taceva - tutto intorno,
Del vicino tuo ritorno
Nundo a lei volgeva il pie. Pensa quanto mi sorprenda ! . •
E deserta la tua tenda. Vol. Che dicesti?., ella... in tai'ora..(con impeto)
Lunge... oh ciel!.. come... perchè?..
Ali! SUe preci al Nume allora (rasserenandosi)
Là nel Tempio offrìa per me. Teo. E così pur io credei ;
Ma s' udiano i passi miei. . . (con arte) E da un antro, ov' è più fosco, Fugge un uomo ... il seduttore . . .
VOL. Scellerata ! (con tutto fremito)
Teo. Ansia, agitata
Sta Romilda. . . V(K . Infame ! . . . tremi!
Teo. Così scordi il giuramento? Vol. Ah tradito tu non sei , (con trasporto)
Non conosci ardente amor. Teo. Forse colpa non v' è in lei,
O almen lieve a nobil cor. Vot. Tu non sai quant' io l'amai,
Tutto mio quel cor credea. Teo. Le tue pene anch' io provai (con arte) Quando il -giovili cor m'ardea;
P R I M O i9 a 2 > Vol. Obbliato avria per lei
L'amistà , la gloria , il ciel. S'oscuraro i giorni miei: Mi tradiva 1' infcdel. Teo. (E obbliato or ho per lei
L' amistì, la fede, il ciel. A vendetta , affetti miei , Muoverò la terra , il ciel). Voi,. Ma forse ancor... deh! assistimi: Tuo priego è in ciel possente. Domanda - offerte , vittime... Ma ch'ella sia innocente, (con espansione) Teo. Al ciel nulla è impossibile 3
Ei può salvarla ancor. Vol. Sii
Teo. Dal convegno stoglierla... Vol. Convegno?... e dove? e l'ora? Con chi?
Teo, Obbedisci... calmati. .
Attendi... Vol. E li vedrò ?
Teo. Sì! Vol. E allor? Teo. Allor... a 2 Vendetta!
a 2
Vol. Ah, già ti sento, o fremito Dell' ira mia bollente. Taccia d' amore il palpito, L* onta mi sia presente, E il vituperio orribile D'un oltraggiato amor!
ao ATTO
Tremendo piombi il fulmine
Del giusto mio furor; E cadano sue vittime
1/ infida e il seduttor. Teo. Saprà T amico reggerti
In quel fatale istante.
A falsi accenti e lagrime
Non creda più Y amante,
Sol frema all'atra immagine
Del suo tradito amor. Tremendo piombi il fulmine
Del giusto tuo furor; E cadano sue vittime
L' infida e il seduttor. (partono)
SCENA XI.
Bosco sacro. - A destra dello spettatore il Tempio che s' interna fra le piante lateralmente : a sinistra rupi , qualche grotta coperta dagli alberi. • Alle piante sacre si vedono appese offerte treccie di ca- pelli, bandiere , armi varie, trofei , simboli d'amore e di gloria.
(Il giorno è al suo tramonto).
Coro poi Romilda e Ricomero. Dal Tempio odesi il seguente
Coro Dei canti mistici - fra i suon* devoti Gì' inni di grazie - le preci, i voti A te s'innalzino - de' nostri cor', Del ciel, del mondo - Nume e signor. Clemente e provvido - a noi vittoria Tu ridonasti - e pace, e gloria.
PRIMO
Il fido popolo - eh' umil t' adora
Protegga ognora - il tuo favor,
Del ciel , del mondo - Nume e signo
(verso la metà del Coro comparisce Romilda guar- dinga,, seguita da un' ancella , che reca una veste e la depone su di un sasso, poi s'allontana ad un cenno di Romilda. Questa si accosta ad una grotta e con voce sommessa)
Rom. Esci - e fuggi, o padre mio!
Ric. Già fuggir? (escendo)
Roivi. Ti salva!
a 2 Addio.
a 2
Da tant' anni sospirarti E dover così lasciarti, Ah sul ciglio sento il pianto, E lo strazio nel mio cor.
(Rom. indossa la veste a Ricomero)
SCENA XII.
Teodante e Volmiro dal Tempio, e deità
Teo. Mira !
Vol. Oh ciel! dessa!
Roivr. T'affretta:
Vanne , o caro. Ric. Ah! un altro amplesso.
Teo. Or mi credi?
Vol. Oh! infame eccesso!
a 4
Rom. Ric. Ma speriam che il cielo ancora A me renderti vorrà ; E con te felice allora, E per sempre il cor sarà.
n ATTO
Vol. E soffrir io posso ancora Così nera infedeltà? Col rivai 1 indegna mora, Già frenarsi il cor non sa. Teo. Ritornare al Tempio or dei, Ti confida all' amistà; E terribil poi su' rei
Tua vendetta piomberà. -
Volmiro che volea slanciarsi su di Poni, è condotto da Teo. nel Tempio, mentre tlomil. accompagna fra le rupi Ri- com. che si perde di yista. — Si sente il fine del Coro nel tempio.
ROM. Deh ! Volgi, O ciel pietOSO, (ritornando)
Al caro padre il ciglio: Lo togli al suo periglio, L' invola ai traditor'.
(nel tempo di cpiesta preghiera si presenta Voi. con Teodante,
Erdano, Ministri, donne, guerrieri, popolo) VoL. Iniqua donna ! (fremente) ROM. (attonita) Oli SpoSO !
Vol. Taci: mai più quel nome
Sui rei tuoi labbri.
ROM. (ansia e timida) ]7 COme?
Vol. Sacri ministri, popolo,
Costei tradìa sua feJ: Più sposa mia non è.
^oR'(sorpresi)RomÌlda !
Rom. (a VoL marcata) Ah no ! tradito,
Ma non da me tu sei:
La fe', gli affetti miei
Io puri serbo a te. Vol, Spergiura! e ancor tati t* osi?
In esecrato amplesso,
Or là ti vicJi — io stesso
PRIMO , 23
Intesi i dolci addio
Le tenere speranze;
Ma coli' amante, o perfida,
Te pria morir vedrò. Rom. (vivamente) Amante?... Ali no! Teo. (marcat°) Palesalo,
Se non è amante. Tom. (Oh cielo!)
Teo. Col nome suo diradisi
Di tal mistero il velo. Bou. Ah!
Yol. Fama e vita ei renderti,
E T amor mio ti può. Woyi. (Che istante!) Teo. E laci-
Boii. Oh sorte!
Yol. Quel nome!...
Teo. e Coro O infamia, e morte.
Tutti.
Ikm. (Ah! nomare io non potrei
E tradire il genitore.
La mia vita donerei
Ls infelice a salvo far. Ma innocente nel rossore
E non pianta oimè spirar;
Ciel pietoso! nel cimento
Non volermi abbandonar.) Teo. (0 superba! io mai potei
Da te aver pietà d'amore,
Dispregiasti i voti miei,
Insultasti al mio pregar... 4 me forse in tuo dolore
Ox doyrai mercè implorar;
24 ATTO
Ma fia vano il tuo lamento, E gioisco al tuo penar.) Vol. (Ah! per sempre io ti perdei, Cara pace del mio core. Va il seren de' giorni miei Tetro velo ad oscurar. Se mentito fu 1' amore, In chi fede oimè, sperar? E il cor debole ancor sento Per T infida sospirar.) Gli altri Ah già colpa segna in lei (fra loro) Quel repente suo pallore; Mai potuto in essa avrei Sì reo core immaginar. Ei mal cela il suo dolore...
Quanto mai dovrà penar! Ah! s'è vero il tradimento, No pietà non elee sperar. Vol. Non più: quel nome svelami, O di mia man qui mori. Rom. Sveni innocente vittima
De' ciechi tuoi furori. Pur lo dirò... ma giurami Che illeso ei fia... securo. Vol. Se può innocente renderti,
S' ei pur fia tal... lo giuro... P\OM. M'abbraccia... è il padre mio!
Vol. Tuo padre!
Tutti Ricomero! Teo. Accento menzognero !
Già polve è il traditor. Rom. I! traditor tu sei,
Tu che inspirarmi, o perfido,
PRIMO , 25
Tentasti affetti rei . . .
Ch* ora me accusi... e vendichi
Il tuo spregiato amor. Vol. Lui calunniar tu ardisci? ErD. Sacrilega! Coro ( a Te0- ) Punisci !
Teo. Ministri , custoditela !
Coro Al rogo.
Rom. udlte- Coro A morte.
Teo. Il Dio , la legge vindice
Decideran sua sorte. Rom. E il Dio te soffre ancor?
Vol. Iniqua ! e insulti ancor ?
Erd. Coro E F empia vive ancor!
Tutti
Rom. Or via: ferite, o barbari, (Solatissima) Sfogate un rio furore; Ma il sangue della vittima Cadrà sul traditore. Mi volgi, o sposo, il ciglio: Ti raccomando il figlio: La tua Romilda lagrime Un dì ti costerà. Amiche, ah non fuggitemi...
Ah no! non esecratemi
Ah no !.. non maleditemi... Prendetevi una vita Che troppo orror mi fa.
TEO.eVoL.Va pur; e il ciel fia giudice Di tuo nefando errore: Il sangue dì rea vittima Disarmi il suo furore.
26 ATTO PRIMO
Più sposo e figlio ornai Tu , perfida ! non hai . . . ( Eppure il cor mio debole Odiarla ancor non sa! Gli altri Al nostro sguardo involati . . .
In odio aiciel.... paventalo! La sposa traditrice Esecra e maledice ! Il nome tuo memoria
4P
A noi d'orror sarà.
(Romilda quasi svenuta e fuori di sè è trascinata dai Ministri.
Teodante, Erdano e Coro confortano ed accompa- gnano Volmiro.
FINE DELL* ATTO PRIMO.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Viali che conducono ai Tempio. Fra questi le abitazioni de* Ministri. Lontano preludio pastorale cui succede il Coro.
Coro Lasciamo in sì bel giorno Le greggi ed i lavor' 1 Il pastoral concento Eccheggi in ogni cor. Di gioja e plauso accento Festeggi il vincitor,
Al tempio , o donzelle : Air ara , o pastor. E poi che al Dio s' offrirò Le preci , i voti , i doni, Il nostro eroe Volmiro Di mirti s'incoroni.
Al tempio, o donzelle: All' ara , o pastor.
SCENA II.
Teodante con qualche Ministro e detti,
Teo. Innocenti pastori , ignoravate L'orribile sciagura,
Che il bel seren di questo giorno oscura. Non più di festa il suon, di gioja il canto: Donna infedel ci avvolse in lutto, in pianto.
28 ATTO
Ma fia espiata la gran colpa. - Intanto
Voi F istante terribile aspettate
Del giudizio del ciel... Ite e pregate, (iicoro
si ritira verso il Tempio^ i Ministri restano nel fondo)
SCENA ni.
Teodante solo , poi Erdano e Ministri. TeO. ( rimane alcun poco pensoso } agitato)
La vidi alle profonde
Carceri tratta : sdegnosa in sembiante
Gli occhi nel ciel figgea...
Oimè! quel guardo maledìa Teodante.
Oh ! ma gettato è il dado 1
Questo sentier d'iniquità si corra:
Vuotiam la tazza del delitto , e primo
RicomerO sia Spento ! (con sorriso feroce)
Genio delmale...Oh!inmepurriedi... ilsento.
j O Teodante j ad un tuo cenno
Ecco pronti i tuoi fedeli. Teo. Voi la selva percorrete , (al Coro) Inseguite , sorprendete , Qui traete lo straniero, Di Romilda il seduttor. Spento voglio Ricomero ! (ad Erd.) Reo di morte è il traditor.
5RD' > Scorrerem del silenzio la selva ,
Fia ogni cupo recesso spiato. Circondato, sorpreso, arrestato Lo stranier seduttore verràr
SECONDO 29
Se fra noi portò infamia ed orrore Qui sua pena il fellon troverà.
(Erd. ed il Coro partono pei viali. Teod. coi suoi Ministri Terso le abitazioni).
SGENA IV.
Volte sotterranee che servono di prigione ai colpe- voli dipendenti dal giudizio d' Irminsul.
Romilda ansia affannosa dalle volte attigue.
E non v' è... oh Dio! chi mi soccorre? Aita!
Ove soti? fra le tenebre smarrita
Di queste tombe de5 viventi... oppressa
D' angoscia, da terrore, disperata ,
La mia ragion si perde...
Manca il pie, gela il core...
Sposo, padre, pietà!.. Romilda muore.
(vacillando, cade priva de' sensi)
SCENA V.
Volmiro con fiaccola, dalle volte interne, e detta. Vol. (* Romilda? - Non risponde! (** Ove fia mai?
(* di dentro) (** uscendo)
Fra questi orrori invano la cercai !
Or dove?.. Ciel! che veggo?... stesa al suolo...
Ella estinta... Oh qual fremito!., non oso...
(pianta la face in terra, s'abbassa verso Romilda e la contempla)
Rom. Oh Dio !
Vol. Rinvien... soccorrasi !
Rom. Ove sono?
E chi sei tu? fia ver?... O sposo mio!
(per abbracciarlo)
,Vol. Perfida!
3o ATTO
Rom. Mi respingi? fremi? e rea
Mi credi ancor? E che dunque ti guida A colei che di te pur credi indegna?
Vol. Che mi guida? Noi so... smanie feroci Di sdegno, di pietà, dJ amor ...
Rom. D' amore?
Vol. Si; trionfane.... Il debole mio core
Abborrirti vorrebbe e ancor pur t* ama E di salvarti brama!
Rom. Tu salvarmi?
Vol. Fra poco
Infame, atroce morte- li sai ti attende, ed io... vedi... recai...
(cava un pugnale e lo mostra a Romilda)
Rom. Un pugnai?
Vol. Tu dei...
Rom. T' intendo.
Vol. Non appien!
Rom. Arcano orrendo!
Vol. Perdonarti in faccia al mondo,
O rea donna, non poss' io;
Ma qui innanzi al solo Dio,
Sì, morendo... lo potrò. Era amarti la mia gioja,
E tu, ingrata, noi volesti.,.
Per te sola questa vita
M* era dolce sopportar. Una gioja sol mi resti,
Teco almeno io morirò! Rom. Innocente sfidar oso
Mondo, morte, orror, tormenti;
Ma il tuo spregio, quegli accenti,
Sopportar oh Dio ! non so.
SEC ON DO 3i
Tal sei tu, che pur t' onoro Non creduta, abbandonata: Or che in me tu più non fidi, Io la vita debbo odiar.
Da' tuoi piedi calpestata Te adorando io spirerò ! Vol. Scegli, o qui perire insieme,
O nel tempio, sul tuo ciglio Pria di te mi sveno . . .
ROM. («>n affanno) E il figlio?
Scorda , svena pur la madre; Ma scordarti d* esser padre!... A tal giunge il tuo furor ? a 2 Non sarà tardo a sorgere
Di mia innocenza il giorno! Verran le meste vergini Alla mia tomba intorno, Di pace il canto a sciogliere, Di gloria al mio candor.
Tu quella tomba visita Gol figlio amato allor :
Vi lascia qualche lagrima Pensando al nostro amor. VoL. Ah! quale incanto spirano
Quei sguardi, quegli accenti: So che tu sei colpevole , Lo so, infedel, che menti; Eppur mi è dolce Illudermi D amor, di speme ancor.
Presto la tomba... ahi misero ! Mi schiuderà il dolor;
Nè vi sarà chi lagrimi Al mìo tradito amor.
32
ATTO
SCENA VI.
Teodante , Ministri 3 ed i Precedenti.
Vol. Ma chi s' appressa ?
Rom. Ciel, Teodante! ed io?..
Vol. Vuoi tu fuggir l'infamia? tieni.
( le presenta il pugnale ) RoM. (Asciandolo cadere) Oli DÌO !
Teo. Sia tuo cor tranquillo ornai (a Vo1*) Da ingiustizia, o da rimorso: Tutto il bosco fu percorso Ed ogni antro ed ermo sito, Fino ali* Elba fu inseguito. Niuna traccia del rivale ! Al periglio suo fatale Egli seppesi involar. Non avrebbe Ricomero (con sarcasmo) L'Elba osato valicar. Rom. Ah spietato! tu l'odiavi,
Che apparisse paventavi ; i Or conforto e difensore ! Sol nel ciel poss9 io sperar. VoL.eTEO.|(Combattuto5 tristo il core
l Deve ognora oh Dio! restar.) Rom. Ma innocente, sì, son io:
Era quegli il padre mio, Sì , pel ciel, per te, lo giuro (a Vo1) Teo. E ancor osi?
Rom. E più oserò.
Colla prova fonnidata Mia innocenza sosterrò. Teo. Come ?
SECONDO 33 VOL. E tu ?
Rorn. (aVol.) Trionferò.
a 3
Credimi, oh! credimi, sposo diletto:
Ancor lo merito, stringimi al petto :
Il tuo ridonami soave amor, (s'abbracciano) Tu fremi, o barbaro! più non pavento! (a Teo.)
Un Dio m'inspira, l'arder ne sento:
Ei sarà vindice del mio candor;
Vorrà a te rendermi il cielo ancor. (a Vo1-) Vol. La vedi intrepida nel fier cimento. . . (a Teo.)
La speme lasciami di tal momento ;
In lei sfavillano la fè, il candor.
Vorrà a me renderti il cielo ancor. - (a &°m-) Teo. Or si dividano , cessi il lamento ; (ai Min.)
Vieni al terribile, fatai cimento, (a Rom.)
Paventa un vindice Dio punitor .... ■Yli mio che struggemi geloso amor.)
(1 Ministri si avanzano, Romilda è separata da Voi* miro -r Teodante la rimira con insultante compas- sione e lascia scorgere la compiacenza di vendetta partendo. Volmiro è desolato.)
SCENA VII. Fitta selva in yicmanza dell'Elba:
Ricomero in atto di meditabondo dolore : poi Ekdano con Minisiri armati e guerrieri.
Ric. Ahi! di che sassi e di che spine acute È il calle seminato del soffrente! Ben tosto il pie die lo percorre è stanco, Ma un asilo ridente
Non offre il mondo del fuggiasco al fianco; Eirante alla ventura
34 ATTO
Se una fronda stormisce alla foresta. Un dolore, un sospetto in cuor mi destai. Piango perchè son solo... Solo!... solo!... ahi! l'orribile sventura! Se tu, Romilda amata, Reggessi i passi miei, Un sol non alzerei Accento di dolor ! Ma questa è pur niegata Sorgente di conforto! È un mar che non ha porto- li'angoscia del mio cor. Erd.Ecco fortuna ai nostro ardor rispose, È il traditor costui
Che il sacerdote d'immolar ne impose. Coro Or si compia il sagrificio,
S'ei fè oltraggio al gran guerriero.
J^jq^ (scosso e volgendosi con somma dignità,
A chi morte? A Ricomero?
Sì, ferite: io v'offro il sen! Sciagurati ! è cotesto l' antico
Venerando - dei padri valor? Essi il brando - nel petto al nemico ,
Voi d'un vostro - il figgete nel cuor ! Su ferite ! a nefanda vendetta
Or servite - d'infame signor. Ma tremate, codardi : v'aspetta
La giustizia d'un Dio punitor. Coro Da quei detti quant' ira traspira,
Come n'empie d'arcano terror! Oh ! pace : rattempra
Quel voto imprecato,
Non anco è fra' Sassoni
SECONDO 35
Suo nome obliato.
Non è Ricomero
Che spento vogliam. Fra noi si diffuse
Bugiarda una voce.,
Che te disse spento
Dal Franco feroce.
L' eroe redivivo
Festanti accogliam. Rio, A che dunque furenti in sembiante
Queste selve quiete - scorrete? Coro Nella tenda d' assente guerriero
Venne accolto un fuggiasco straniero,
E rea donna è accusata : Teodante
Vuol estinto il fatai seduttor. Ric. E chi h dessa? Tacete?., ahi! sospetto !
Chi è mai dessa? - Romilda? CoRp L'hai detto !
Ric. Morte e infamia! È calunnia: son io,
Me, me solo la misera accolse :
Oh! se il ciel la pietà non vi tolse,
Della figlia e del padre pietà. Mi guidate alle tende, e palese
L'innocenza di lei brillerà. Coro Alle tende, alle tende, e palese
L' innocenza di lei brillerà, (partono)
36
ATTO
SCENA VII.
Gran Tempio cT Irminsul. Informi colonne Io sosten- gono. - Fra queste stanno sospese mistiche drap- perie tutte stranamente dipinte in oro ad emblemi. Trofei di vinti nemici appesi alle colonne. Nel prospetto il santuario coperto da candida tenda, riccamente fregiata in oro misto a ricami. Quatto Ministri armati ne custodiscono V ingresso. Capi , Popolo , Donzelle , Guerrieri arrivano successivamente.
Coro Fosco tramonta il giorno Sì bello in sull' aurora, Della terribil prova
È eli già T ora. Alto è il silenzio intorno, Chiusa la sacra tenda
Ancor si sta. Taciti i sacerdoti
Mistiche preci e voti .
Offrono là. Alla terribile - divinità , Che la colpevole - giudicherà.
SCENA Vili.
S' alza la tenda, si scopre il Santuario in mezzo del quale la statua colossale d' Irminsul. - Ara più tC avanti. - Un nappo di bronzo sovr' essa. - Due % Ministri armati presso 1' ara - altri ai lati.
Teodante , chJ era prostrato sul gradino più elevato si alza e discende. Romilda poi fra due Ministri : coperta dal velo. - // Coro si dispone a gruppi in atto di rispetto. - Teodante si avanza cupo e concen- trato.
Teq.E già il fatale istante.
SECONDO 3 Fra poco .... e perchè tremo ? Ella vien; debol core ! Rom. (osservando) Ah tutti e non Volmiro !
(ad un cenno di Teodante un ministro prende dal l'ara il nappo e lo porta rispettoso fra Teo. e Rom.
Teo. Popolo ! il sacro nappo
È questo cT Irminsul : ivi è licore
Arcano, formidabile, dal Nume
A' suoi fidi ministri un dì svelato,
Con portentosi riti preparato.
Presiedi all' atto augusto,
Nume possente , giusto, il ver discopri.
Or intrepida beva -
E gioja, se innocente, ne riceva
L'accusata consorte;
Se rea , vi trovi la più orribil morte.
Or , donna , a te. Rt>M.(disnitosa) Popolo. Teo. Taci, e compi
Il tuo dovere. Rom. Sassoni , hanno dritto
Gli accusati a parlar ? Coro Sì., parli; s' oda.
Rom. Giusto , possente Dio ,
Anima il labbro mio. - Sono innocente!
Se Romilda mentì crescano a mille
I tormenti, e gli orror' della mia morte! E s'io spergiuro, il figlio mio diletto Dal cielo in suo furor sia maledetto.
Coro Ah ciel! che ardisci! Oh spavento! terrore! Rom. Sassoni, io bevo; ma allor che palese
II sacro ver de' giuri miei vi fia , Deh! vogliate espiar la morte mia Con una grazia... che spirante imploro.
38 ATTO
Coro Chiedi!
Rom. Contenta io moro.
L'infelice genitore ,
Forse ancor respirerà: Di Teodante dal furore
Involato il ciel lo avrà. A cercar nel suo dolore
Verrà forse ov'io riposi,
Perdonate, generosi,
Al proscritto per pietà. Sarà il solo-che in suo duolo
Sul mio sasso piangerà. Coro Calma il duolo. - Rispettato,
Confortato - qui sarà. Rorri. A me il nappo ! Teo. (Oimè!) Rom. E lo sposo?
Ed il figlio?... Così... Oh Dio!
Non un bacio, ne un addio.
E per sempre?... più! che orrove!
Voi che il cor di madre avete (alle donne)
Intendete - il mio dolor. Voi, gli amici di Volmiro,
Dite a lui3 che l'implorai,
Che nell'ultimo sospiro
Gli perdono e l'amo ancor. Coro Ah comprendo il tuo martiro ,
E pietà mi desti in cor. Teo. (Qual orribile martiro
Di rimorsi, d'ira e amor.)
ROM. Apriti, 0 ciel! (rassegnata prende il nappo)
Teo. Che fai?
V.om. Muojo !
SECONDO
30
SCENA ULTIMA
Dal fondo del Tempio sJode la voce di Volmiro che comparisce, poi ansii rapidamente dopo lui Rigo- mero ed Erdano.
Vol. Romilda !
Rom. Gran Dio!
Ric. Figlia! È innocente! astanti)
Rom. feetta il nappo) Padre! Sposo!
(slanciandosi al loro seno)
Coro Ecco il padre, ella è innocente.
Teo. (Oh terrore!)
Rom. (si prostra) Ciel clemente
Di me avesti alfìn pietà. Ric. E fu il cielo che d'Erdano
À pietà commosse il core,
Di quel perfido al furore (segnan. Teo.)
Mi veniva ad immolar. .Vol. Disperato, errante io giva,
Tutto ormai per me spariva,
Quando il cielo a me l'offerse,
E mi venne a consolar. Coro Morte all'empio! (verso Teo.)
Rom. No; ch'ei viva...
E si penta del suo fallo...
Teo. Oh supplizio ! (vien condotto altrove)
Coro A Ricomero
La tiara e il prisco onor.
Rom. Dalle braccia della morte Ritornare al sen d'amor: È di gioja tale eccesso , Che lo credo un sogno ancor.
4o ATTO SECONDO
Stringo al sen lo sposo amato,
1/ adorato - genitor. Nel più tenero trasporto
M'arde e brilla assorto - il cor. Tutti Della candida tua fede ,
Del figliai tuo puro amor, Giusto il ciel ti dà mercede
Nelle gioje del tuo cor.
FINE»
I VIAGGIATORI ALL'ISOLA D'AMORE
BALLETTO COMICO IN DUE ATTI
Dt
ARGOMENTO
"Raccolte in fasce dalle Ninfe dei boschi diverse òrfanelle furono queste protette da Cupido, che volle egli stesso prendersi cura di allevarle nel suo vago recinto impenetrabile ad ogni vivente - Usnara, fata malefica , avendo scoperto il soggiorno delle Ninfe, volle dare la più bella di queste in isposa al suo fi- glio PatapufF; impiegò i sortilegi per avere in suo potere V avvenente Erminia sotto il nome di Garo- fano, ma Cupido la deluse, e converti le Ninfe di- subbidienti in un albero di melarancie - Punta dall' oltraggio la fata, aspettava il momento per ven- dicarsi. -Il caso portò in quei contorni una turba di erranti viaggiatori di più: nazioni che erano stati in- gannati e traditi dalle loro belle - Incontratisi colla fata ed istrutti e istigati all' acquisto delle arancie portentose di Amore, verniero da essa introdotti ar- tifiziosamente nel suo giardino. - Era costume ai tempi eroici , al dire di alcuni Poeti , che tutti quelli che venivano disprezzati dalle loro amanti ricorressero a Cupido acciò facesse loro dimenticare l'ingrata donna; e li unisse in nodo maritale con altra saggia fan- ciulla - Era collocato il Tempio del Nume in un' Isola incantata, il cui ingresso era custodito da una fa- mosa Sibilla , la quale premiava chi si sottometteva alle leggi, e puniva chi disprezzava il culto d'Amo- re - La benda, che gli antichi hanno posta sugli oechi di Cupido è uno degli emblemi il più vero e più caratteristico della Greca Iconologia. Quindi mi è ve- nuto in pensiero , seguendo questa allegoria, che non altrimenti che con là benda sugli occhi sia lecito ai seguaci di Amore di scegliere nella sua Isola una sposa, lo che fa nascere qualche incidente piacevole che forma parte dell' intreccio e sviluppo della comica Azione.
PERSONAGGI
ATTORI
ZEFFIRO. CUPIDO. VENERE. Il PIACERE. La SIBILLA. IMENE.
Sig. Albert. Sig.a Garanzini. Sig.a Monti Luigia. Sig.a Cotica Marianna. Sig.a Morlacchi Teresa. Sig.a Wauthier.
Allieve d'Amore.
La ROSA. Sig.a Cerrito Fanny.
Il GELSOMINO. Sig.a Bertuzzi Adelaide.
Il GAROFANO. Sig.a Domekichettis.
Altre Ninfe.
USNARA, Fata Chinese. Sig.a Superti Adelaide. PATAPUFF, suo figlio. Sig. Baranzoni Giovanna
Ninfe - Amorini - Gnomi.
ORLANDO PALADINO. Sig. Ronzani Domenico.
Altri viaggiatori di varie nazioni.
La Scena si finge nelV Isola d'Amore.
ATTO PRIMO
Recinto che conduce al Giardino d! Amore. Berceau di Rose.
Cupido è addormentato su di un cespuglio. - Le Ninfe da lui protette lo circondano, e leggermente unite a Zeffiro intrecciano una breve danza. - La vecchia Usuara , nascosta in un tronco d' albero, fa osservare a suo figlio Patapuff le tre belle Ninfe, le quali retrocedono colle loro compagne spaventate, vedendo quelle due orride figure. La maliziosa Fata, per addomesticarle, fa un dono a ciascuna Ninfa di un garofano, che ha il potere di renderle famigliari; tosto tutte si avvicinano ad ascoltare la Fata, - que- sta insinua a tutte di vendicarsi di Amore, facendo palese il pericolo, che a loro sovrasta. - Ingannate le Ninfe dalle insinuazioni della malefica Fata, al- cune di esse s' inducono a fare quanto ella brama , ed a legare Cupido mentre dorme; altre meno esperte propongono piuttosto di recidergli le ali; ma il Gel- somino suggerisce di carcerare Amore ^ e di metterlo in una gabbia - Tosto è accettato il suo progetto: Al comando della Fata, la gabbia comparisce - Us- naia ajutata dalle Ninfe prende leggermente il Nume che donne, « p 'l rinserra.
Cupido si desta, e vedendosi tradito e burlato dalle sue Mnfe dà nelle smanie. Usnara impone al Nume di cederle una delle tre Vinfe per isposa di suo figlio. Il ?uime se ne ride. Quindi per intenerire le sue allieve fìnge maliziosamerte di piangere. Lna di queste commossa » apre la gabbia... Amore esce , e non potendo vendicarsi della Fata trasforma le sue >"infe in un albero di Melarancie, facendo ad- dormentare la R.osa. - Zeffìro , al comando d'Amore, trasporta il vaso nel suo giardino colla dormiente. La Fata stupita medila il mezzo di vendicarsi, e uden- do del calpestio si nasconde col figlio nel tronco. - Ri- dicolo arrivo di varj viaggiatori, ognuno nel costume del proprio paese, e convenevoli loro complimenti per ritrovarsi nel medesimo luogo, e per lo stesso mo- tivo. Ma nel mentre che tutti sono intenti ad esa- minare il cancello dorato. Ja vecchia Usnara a loro si presenta con Patapuff... Sorpresa dei viaggiatori; La Fata calma il loro timore e domanda il motivo del loro viaggio. Tutti raccontano Y infedeltà delle loro belle > le trascorse follie amorose , e il desiderio comune di ritrovare una moglie saggia e fedele. Con- tenta la Fata per una tale scoperta, immagina il modo d' introdursi col figlio ne!F impenetrabile giardino di Amore, e propone ai viaggiatori d' introdurveli, sotto però la condizione che ss impossessino del vaso che accoglie le arancie portentose. - Tutti vi acconsentono. - La Fata fa portare da uno de' suoi genj un grosso baule, e comanda ai viaggiatori d'entrarvi - Dopo * alquanti lazzi vi entrano tutti, e la Fata, salita sopra una giraffa , lo fa dietro sè condurre.
47
ATTO SECONDO
Giardino d9 Amore con Tempio del Nume Vaso delle Melarancie da un lato.
Cupido scortato da' suoi seguaci giunge sdegnato, guardando fieramente il fatai vaso delle arancie. — - Venere domanda al figlio perchè Imene ed il Piacere si struggano in lagrime. Amore espone alla genitrice V affronto ricevuto dalle sue Ninfe e poscia consape- vole che la Fata nemica per mezzo de'suoi magici in- canti penetrerà nel giardino co' viaggiatori , si ritira ordinando alla Sibilla , custode del Tempio , di ve- gliare sul vaso e sulla bella Rosa dormente.
Usnara con Pati puff penetra nel giardino, fa posare a terra con un talismano il baule, dal quale n'escono i viaggiatori. - Oliando scopre la bella Rosa: cerca co'suoi compagni di scuoterla dal suo letargo; ma la Sibilla si presenta loro rimproverandoli d'essere pe- netrati in quel luogo e per comando d'Amore li pu- nisce coir incantarli.
La Ninfa si desta: s' incontra cogli incantati cavalie- ri : la sua semplicità le fa desiderare, che l' im- mobile Orlando sia animato: essa gli darebbe la preferenza sugli altri quando non si trovasse in quello Stato. S'avvede del talismano , l'esamina, ed inno- centemente toccandolo, fa sciogliere l'incantesimo. Scena piacevole.
I Cavalieri si precipitano sul ramo per cogliere le Melarancie, ma la Sibilla presentandosi ad un tratto, e additando loro l' iscrizione, posta sul Tempio., ma- nifesta a ciascuno che quello il quale voglia ottenere una sposa debba bendarsi e sceglierla a caso... Dopo alquante riflessioni cosi vien fatto. Amore, vo- lendo burlarsi di loro, fa uscire dal suo Tempio tante
vecchie deformi... Quindi ognuno sceglie la sposa , ma levatasi la benda... qual è la loro sorpresa nel vedersi uniti a sì orride figure!! Essi sono in preda alla disperazione. Cupido, commosso dall'infelice stato dei viaggiatori , si manifesta loro : tutti gli si pro- strano j Amore perdona alla Fata y e per consolare gli afflitti amanti impone a ciascuno di essi di po- sare sui cespugli le Melarancie. Queste ad un cenno del Nume si aprono, ed escono le Ninfe nella loro vera forma. Tutti gioiscono. Imeneo unisce j viaggiatori in dolce nodo colle Ninfe. — Ed alla fine delle danze si trasforma il giardino nella reggia d' amore , ed un Pegaseo romantico trasporta le cop- pie felici nelle diverse loro città. Un quadro dà fine alla comica azione.
FINE